Das Böse Büro

Le etichette sono il contrario del pensiero.

Le allucinazioni di Rampini.

Che la stampa italiana voglia far entrare il paese in una situazione culturale molto MAGA, lo scrivo da tempo, Lo dissi quando Rampini comincio' a leggere gli articoli di Breitbart sul Corriere, e lo ripeto ora che continua, ormai continuamente, a ripetere tutto quel che legge sia su Breitbart che sulla Fox. E siccome gli USA vivono in una specie di gigantesca allucinazione collettiva, Rampini – che vive negli USA – e' un buon mezzo per capire la cultura americana, e le sue allucinazioni.

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Estremisti opportuni.

Ho sempre avuto un pessimo rapporto con i centrosocialati e con i centri sociali, occupati o meno. Le ragioni affondano parecchio indietro, nella mia prima adolescenza.Probabilmente, almeno in parte, si tratta di un bias nato allora e mai più corretto. Resta il fatto che, sebbene abbia vissuto a poca distanza da luoghi come piazza Verdi, a Bologna, e sia persino andato all’Isola per un paio di concerti, non sono mai riuscito a percepire quei posti come luoghi «veri». Non abbastanza veri, almeno, da potervi stabilire il centro delle mie amicizie, delle mie conoscenze o, più semplicemente, di una parte della mia vita.

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Disimpronte ecologiche. Un anno dopo.

Credo di avere già parlato di Dream.in.Sanity, l’artista che produce black/death metal e relativi videoclip usando l’intelligenza artificiale. A distanza di un anno, la qualità è cresciuta sensibilmente: video più definiti, strumenti più distinguibili, suono meno impastato e produzione più controllata.

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Praenuntii vesperi.

Tra gioiellieri che sparano, gente ammazzata dalla polizia e sproloqui politici ormai quasi estivi, le cronache offrono poco su cui riflettere e moltissimo su cui vaticinare. A riassumere bene il livello generale provvede un filmato nel quale l’Impero romano porta il fascio littorio ai giochi del Colosseo, come se fosse una fiaccola olimpica, e infine lo consegna a Vannacci. Non si capisce perché: il fascio era l’insegna dell’imperium, non un trofeo da trascinare nell’arena e regalare al primo generale di passaggio.

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L'Odissea di Nolan e' una cagata pazzesca (cit.)

Non capita spesso, a chi ha fatto il Liceo Classico, di avere finalmente qualcosa da dire ai contemporanei. Se non, naturalmente, per far sapere ai contemporanei di aver fatto il Liceo Classico. E questo film, purtroppo, svolge precisamente quella funzione. È quello che, per certi ambienti del PD, rappresentava girare con Il Maestro e Margherita sotto il braccio: un oggetto di riconoscimento, un segnale sociale, un modo per comunicare agli astanti di aver fatto il liceo. Spesso il liceo cremino della città, quello dal quale si esce convinti di aver ricevuto non tanto un’istruzione, quanto una qualche forma di investitura sacerdotale.

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“Compound Postnucleare”, in Molise un morso identitario che sopravvive anche a chi lo mangia

Mi sono sentito particolarmente ispirato da una amabile recensione superpettinata, QUI IL LINK e ho ricordato di aver visitato, usando la linea Molise-Bielefeld, una trattoria deliziosa e sublime, che ho deciso di recensire usando lo stesso tono, aulico ma anche spaccapalle, pretenzioso ma anche velleitario, semicolto ma anche completamente e visibilmente ignorante. Per la serie , “devo farmi una cultura, mi dia il libro piu' noioso che ha”. Un capolavoro del pettinatismo con presentazione degna di Masterchef.

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La setta del testosterone.

La nuova sparata di Hegseth, il ministro della Guerra americano, può sembrare una boiata innocua, una delle tante dichiarazioni muscolari destinate a durare il tempo di un ciclo di notizie. Ma non lo è, almeno fino a quando non andiamo a inquadrarla in un contesto più ampio: quello della setta ideologica di cui fa parte. Non si tratta infatti di un concetto neutro, né di una semplice opinione personale sulla disciplina, sulla guerra o sul ruolo dei soldati. È un concetto che appartiene a un’ideologia precisa, quella transumanista. Prima di arrivare a questo, però, credo sia necessario scendere nel merito e osservare i dettagli.

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“Ma lo hanno tutti”!

Per puro caso, discutendo d’altro sul fediverso — e non sto puntando il dito contro nessuno, sia chiaro — mi sono ritrovato a parlare della famosa questione: «Ma i miei amici non vogliono contattarmi su Matrix, XMPP o qualsiasi altra cosa.» Dicono che WhatsApp ce l'hanno tutti!

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“Non” esistono alternative?

Nello scorso post ho parlato di come le logiche tecniche — o le culture aziendali, come si chiamano oggi — stiano traboccando dai confini delle aziende e stiano progressivamente allagando i campi della politica, della società e della cultura. Il vero problema, però, è che le grandi aziende, o comunque le realtà economiche immense, non sono affatto una novità. Esistono da secoli. Basti pensare alle compagnie coloniali inglesi e olandesi, che disponevano di eserciti, flotte, territori e poteri quasi statali. E prima ancora esistevano i grandi mercanti, i banchieri, le corporazioni e le famiglie commerciali capaci di influenzare interi regni. Quindi la domanda è: che cosa è cambiato, dentro le aziende?

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Oligarchie e social network.

Sto cominciando a vedere, un po’ ovunque in rete, una serie di scritti che sembrano convergere tutti verso lo stesso problema: il fatto che i tecnogiganti stiano diventando dei veri e propri imperi, capaci di decidere chi sarà il presidente degli Stati Uniti, di interferire direttamente con la politica estera e, nel frattempo, di amministrare quantità di denaro, infrastrutture e risorse semplicemente indecenti. L’errore assurdo che vedo, però, consiste nel pensare che questa situazione stia nascendo soltanto adesso. E, soprattutto, nel credere che sia un fenomeno limitato ai giganti del settore tecnologico.

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