Das Böse Büro

Le etichette sono il contrario del pensiero.

[SciFI] Worldbuilding e Society building

Nello scrivere di #SciFi, come ho detto nello scorso thread, ho dovuto inventare due cose. Che sono necessarie, quando arrivano specie che sono aliene, o solo diverse da noi. L'esercizio quindi si fonda su due concetti. Il Worldbuilding e il SocietyBuilding Prima di continuare, quindi, vi avviso: #spoiler. Se intendevate comprare ANNO XIII o anno XIX, ci sono alcuni spoiler, o almeno, mostro come ho ideato sia l'ecosistema che la societa'. Cioe', il perche' le cose devono andare circa cosi'.

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Davvero vi mancherà lo Star System?

Adesso che Google ha messo soldi e tecnologia dentro la produzione cinematografica, tramite l’accordo tra DeepMind e A24, tutti cominciano, come al solito, a strillare che così “si distrugge il cinema”. E potrebbero anche avere ragione, se dicessero: “si distrugge QUESTO cinema”. Invece, per qualche motivo, scelgono l’assoluto, e dicono: “si distrugge IL cinema”. E quindi la prima domanda è: ma, di preciso, che cosa vi mancherà dello Star System?

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Sulla AI che “fa matematica”.

Sta iniziando a nascere un grosso hype riguardo al modello di OpenAI che, a quanto pare, avrebbe dimostrato falsa una congettura rimasta aperta per decenni nel mondo della matematica: la congettura di Erdős legata al problema delle distanze unitarie, in geometria discreta. E, come prevedibile, vedo già sorgere, sui soliti social, l’idea bizzarra secondo cui adesso, in matematica, “non servono più i matematici”, perché tanto farà tutto l’AI.

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Biometria e gender.

Il bello di lavorare nel mondo delle tecnologie emergenti è che spesso si sentono arrivare le cose prima ancora che siano davvero all’orizzonte, discutendo con dei colleghi. A volte non si vede ancora la nave, ma si sente già il rumore delle macchine. Per esempio, non stiamo considerando con sufficiente chiarezza gli effetti delle tecnologie biometriche. E prima ancora di discuterne, occorre fare una distinzione che nel dibattito pubblico viene quasi sempre saltata: una cosa è il riconoscimento dell’immagine, che appartiene al mondo della visione artificiale; un’altra cosa è la biometria vera e propria, cioè la capacità di misurare caratteristiche biologiche di una persona — volto, iride, impronta, geometria della mano, voce, andatura — e trasformarle in un criterio di identificazione.

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Una risposta a Luca Sofri

Per un qualche motivo misterioso, Luca Sofri ha scritto un articolo interessante quanto, diciamo, “antisorprendente”. Nel senso di “mancante di novità”. Per lamentarsi di cosa? Della mancanza di novità. Ora, di persone “di sinistra” che criticano la sinistra perché manca di novità è pieno il mondo, e la sola differenza, se vogliamo, è che tra me e loro io non mi affanno certo a dirmi di sinistra, per quanto non abbia particolare simpatia per la destra. (sempre un eufemismo). Ma le nostre posizioni sono diverse, perché in modo diverso siamo due lati dello stesso problema. Solo che, furbescamente, Sofri lo fa iniziare negli anni ’90, mentre io lo ricordo già negli anni ’80.

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Bezos, il male, e l'Horror vaqui.

Sono venuto a contatto coi transumanisti anni fa. Credo vivessi ancora in Italia. All’inizio l’idea mi intrigava, e mi intrigavano le domande che l’idea poneva. Ma sebbene provassi un certo interesse per l’argomento, non riuscivo a stare sui loro forum a lungo perché, se ricordate, già una ventina di anni fa la mia diagnosi fu: “posto irrimediabilmente infetto da nazismo”. Presi quindi la decisione di non frequentare, nemmeno digitalmente, quella gente. Mi sembravano intrinsecamente nazisti o, meglio, credevo che la loro traiettoria li avrebbe portati inevitabilmente al nazismo.

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I social per i sedicenni.

Leggo in giro di questa idea bislacca di vietare i social network ai minori di sedici anni, perché si ritiene che i grandi social siano dannosi per la loro salute mentale. Onestamente, credo che sia vero. Anche perché esistono evidenze scientifiche in questo senso, e quindi c’è poco da avere “un’opinione”, come se stessimo discutendo del colore migliore per le tende del salotto. Se una cosa fa male, o mostra di fare male con una certa regolarità, il punto non è fingere che il problema non esista.

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Contro la tirannia dietologica.

Non so se ci avete fatto caso, ma l’Occidente di oggi vive sotto una tirannia ideologica. E non si tratta di un -ismo, come il fascismo, il comunismo, il liberalismo, il socialismo, il capitalismo, il veganesimo armato o qualsiasi altra cosa finisca bene nei talk show del martedì sera. No, no. Troppo facile così. Se osservate i giornali, la sensazione arriva abbastanza in fretta. Ovunque c’è il dietologo. Il dietologo con la bilancia. Il dietologo con la patologia. Il dietologo con l’indice glicemico, il colesterolo, il metabolismo basale, la circonferenza addominale e quell’aria sacerdotale di chi non ti sta soltanto dicendo cosa mangiare, ma sta misurando la tua colpa in centimetri. Un tempo il dietologo, almeno formalmente, si occupava di dieta. Cioè di alimentazione. Uno andava lì, magari perché aveva un problema medico, magari perché voleva dimagrire, magari perché gli esami del sangue sembravano scritti da Lovecraft, e riceveva indicazioni su cosa mangiare, quanto mangiare, quando mangiare. Fin qui, tutto sommato, ci poteva anche stare.

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Vannacci e le mappe.

Poiché Vannacci sta crescendo in visibilità — e qui conviene distinguere: il giornalista medio tende a confondere popolarità e visibilità, mentre qualsiasi analisi moderna delle interazioni sociali separa bene le due cose — si discute sempre più spesso della sua carriera. Alcuni lo chiamano “il generale incursore”, attribuendogli eroismi che nemmeno Cesare. Altri ricordano che, a un certo punto, venne mandato all’Istituto Geografico Militare di Firenze, cioè, nella vulgata, “a fare le mappe”, e ne deducono che forse non fosse questo prodigio professionale. Nella discussione entra anche l’inchiesta sulle spese del periodo moscovita, poi chiusa sul piano amministrativo senza responsabilità per dolo o colpa grave.

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