Il bello di lavorare nel mondo delle tecnologie emergenti è che spesso si sentono arrivare le cose prima ancora che siano davvero all’orizzonte, discutendo con dei colleghi.
A volte non si vede ancora la nave, ma si sente già il rumore delle macchine.
Per esempio, non stiamo considerando con sufficiente chiarezza gli effetti delle tecnologie biometriche. E prima ancora di discuterne, occorre fare una distinzione che nel dibattito pubblico viene quasi sempre saltata: una cosa è il riconoscimento dell’immagine, che appartiene al mondo della visione artificiale; un’altra cosa è la biometria vera e propria, cioè la capacità di misurare caratteristiche biologiche di una persona — volto, iride, impronta, geometria della mano, voce, andatura — e trasformarle in un criterio di identificazione.
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